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Sulle ali della farfalla
di Roberto Spagnuolo

Non è un caso ma una vocazione naturale che la farfalla spunti in molte delle nostre immagini. Noi, come ebbe a dire molto efficacemente il Prof. Luciano Feo al nostro incontro del 27 ottobre 2007 a Bologna, siamo "il software con le bollicine". Una immagine molto bella che non so se mutuata da qualche pubblicità ma che oltre al senso di leggerezza dà quello di "qualcosa in più".

Il Prof. Luciano Feo, autore dello splendido slogan: "Nòlian: il software con le bollicine", riceve dalle mani della Sig.ra Silvia Macculi la polo con il logo Softing ricamato.
Si vede che la nostra vocazione è la libertà, la leggerezza, il volare in alto. E questa leggerezza la mettiamo anche nell'ingegneria, anche essa arte e nobiltà, che alcuni vorrebbero rendere di una noia notarile.

E leggero come una farfalla mi sono sentito il giorno prima del nostro convegno girando per il SAIE, per la prima volta visitatore dopo 20 anni.

Non potete immaginare cosa sia essere espositori nel padiglione 20, in una fiera dell'edilizia dove cosa sia l'insonorizzazione non lo si sa e il rumore di fondo del padiglione supera forse i massimi previsti per legge nelle discoteche e la sera si torna in albergo dopo nove ore con la testa confusa e quasi completamente afoni tanto che a cena si bisbiglia con un filo di voce: "Mi passi il sale per favore?" "Come hai detto?" (sempre in un bisbiglio) e allora tenti di esprimerti con gesti disperati.

Non parliamo poi della evidente necessità in nove ore di andare alla toilette! Dopo quattro rampe di scale rigorosamente in squallido cemento bianco faccia (brutta) vista, fai la fila in un profumato corridoio.

Mangiare per gli espositori è una sofferenza da dimenticare al più presto. Accesso ai pochi e affollati punti di ristoro, un miraggio: si starebbe in fila per tutta la durata della fiera. Si ordinano i panini al servizio di catering, portati in uno scatolone da un solerete ragazzotto. Il vederli e l'addentarli mi fa pensare sempre a mio nonno (e questo è l'unico aspetto positivo dei suddetti panini) che mi raccontava come sul Carso nel 1916, o giù di lì, salivano gli asini carichi delle pentole di cottura.

La copertina dell'ultima pubblicazione della Softing con la farfalla, simbolo ricorrente della nostra concezione della ingegneria.
Poi voi credete che lo stand si regga sui suoi sostegni strutturali. Forse è così, ma te lo senti sulle spalle con tutto il peso dei 100.000 euri che ti costa tutta l'avventura. E quando il primo giorno verso le 10 non vedi ancora nessuno e fai su e giù per il corridoio come i sioux per vedere se qualcuno a l'orizzonte arrivi, ecco: un signore si dirige allo stand! Ah! Bene! Si comincia e invece... "Scusi sa dov'è la toilette?". Rispondi gentilmente perché la mamma ha speso anni per insegnarti un'educazione ormai solo opzionale, quando alle spalle ti prende una banda di futuri geometri quindicenni con zainetti variopinti, pantaloni a crescenza, scarpe da ginnastica che in tre secondi ti fanno fuori 50 euri di materiale promozionale. Che vuoi che siamo 50 euri! E già è vero! Tutti credono che chiunque faccia software sia cugino di Bill. Gates, of course.

Poi il primo ad arrivare è l'utente-consumatore che ha visto troppo "Mi manda RAI Tre" e crede che tu debba essere al suo servizio dovunque e comunque e vuole farsi fare assistenza, pennetta in mano, mentre tu vedi a mo' di slot machine i tuoi pochi e poveri euri, accumulati con tutta la fatica di un mercato piccolo e, diciamocelo, povero, scorrere via lungo i pilastri dello stand e inabissarsi nelle vie fognarie.

Il 27 il personale del SAIE ha scioperato. Durante la fiera! Sabato. Il giorno di maggiore accesso. Con enormi disagi per i visitatori e problemi di ingresso.
Complimenti! E gli espositori pagano! Altri commenti sono inutili.
Oltretutto, pensiero fulmineo, hanno avvisato l'Ente Fiera che hanno inventato internet? Ma no?! E internet offre di più di un stand a costi infinitamente inferiori per cui il modo di proporre dei prodotti (soprattuto software!) in fiera andrebbe rivisto completamente.










Perché il punto fondamentale è questo: il mercato dell'ingegneria strutturale conta solo qualche decina di migliaia di potenziali clienti contro, per dirne una, i 4.000.000 di partite IVA tutte potenziali clienti di software di contabilità. Per non parlare delle cifre stratosferiche dei possibili utenti di un programma di videoscrittura (se a Bill, sempre Gate, avessero detto di fare software per ingegneria sarebbe ancora a ridere dal giorno che più o meno inventò il DOS).

Eppure il cipiglio di molti produttori di software per ingegneria è che il mercato sia quello della Coca Cola e i progettisti siano delle massaie.

Lo stand di Softing, Cigraph e ItalSoft al SAIE 1986.
Noi siamo stati al SAIE dal 1986. Siamo stati la prima software house inseme (insieme nello stand, vedesi foto) con Cigraph e ItalSoft ad avere uno stand al SAIE. Scuola Apple tutti e tre e quindi con cultura aziendale e non da studio professionale dell'ingegnere che ha iniziato questa "avventura" imprenditoriale arrotondando i frutti degli insuccessi professionali con il software da vedere prima ai colleghi e poi nello stand pre-allestito e quando ha racimolato quattro soldi, nella frustrazione di non avere valori propri, si veste con gli abiti di Bill (sempre Gate) e fa a chi ce l'ha più grosso (lo stand. Che avevate pensato?). Dicevo, essendo i primi - come sempre - e avendo tra i più grossi stand (che avevate pensato?), ovviamente dopo ACCA, siamo legittimati a parlare.

Lo stadio Dall'Ara conterrebbe all'incirca tutti i soggetti del "mercato" italiano del software per ingegneria. Le torri faro (in primo piano) furono progettate con Nòlian (allora MacSap) per Italia '90 dall'Ing. Aroldo Minghelli.
Finché l'apparenza rivestiva la sostanza e l'apparenza era anche un modo cortese di accogliere gli ospiti-visitatori, era giusto, e siamo stati i primi anche qui a farlo, avere degli stand eleganti e decorosi. Ma quando lo stand diventa uno strumento di solo marketing in un mercato di nicchia i cui possibili clienti riempirebbero più o meno lo stadio Dall'Ara (siamo a Bologna, 36200 posti), allora le cose sono due: o non si è capito nulla o si è in mala fede.

L'impressione ricevuta lo scorso anno dal SAIE ci ha indotto a uscire da questo modo di vedere l'ingegneria e il "mercato" dell'ingegneria, a "chiamarcene fuori" e con chiarezza. Questo modo di presentare il software per ingegneria è un modo per uscire dal tessuto dell'ingegneria e non parteciparvi. E' un modo di prendere le distanze: "Io sono grande, sono un'azienda, tu sei un professionista. La differenza tra noi è tanto più grande quanto è più grosso lo stand. Io sono il sacerdote dell'ingegneria, questo (lo stand) è il mio tempio tu non puoi legittimamente interpretare la parola divina (la normativa) e quindi stai in ginocchio nel tempio e compra l'indulgenza da noi". Già sentita? Sì. Tristemente, amaramente, piena poi di ripensamenti e marce indietro.

Il pericolo di questa nuova normativa - e non a caso il modo di giocare (spesso sporco) in tutto il settore dell'ingegneria è cambiato e si è incattivito proprio in questi ultimi quattro anni - è quello di scavare un solco sempre più profondo tra parti che invece dovrebbero cooperare. E non crediamo sia casuale. Pur rifuggendo come la peste da ogni interpretazione "dietrologica" riteniamo che non si tratti di un piano preordinato (mancherebbero l'intelligenza e la capacità) ma di un naturale affermarsi di una casta (legislativa, accademica, professionale) di emarginare per legge e ingabbiare la libertà di esercitare le professioni. La libertà viene dal pluralismo e se si impedisce di fatto l'accesso alla professione a chi lo desidera la faccenda diventa davvero pericolosa. Non dimentichiamo che le attuali facilitazioni alla formazione di società di ingegneria sono un segnale preciso in questo senso: entità più organizzate sono politicamente più controllabili del singolo professionista.

Francamente non riteniamo di poter e voler svolgere, né sarebbe nostro compito farlo, un ruolo politico ma ognuno di noi deve avere una visione politica del proprio lavoro e del proprio ruolo. Ora a me appare tra il patetico e il demenziale vedere alcuni miei (e soprattutto "vostri" colleghi) presentare (soprattuto in fiera) le meraviglie di questa favola moderna che è il software. E francamente gli spettatori di queste performance, spesso da avanspettacolo, fanno ancora più pena (in senso non ironico) in quanto cercano dalle labbra del demagogo di turno una soluzione del loro problema esistenziale: Perché di pagnotta si tratta. E allora non scherziamo. E tutto questo mentre ci stanno tagliando l'erba sotto i pedi e i professionisti trasformati in tanti "consumatori" (politicamente più facili da gestire) invece di fare fronte unito tra loro e con noi, che fanno? Si preoccupano di applicare alla lettera la norma spesso ancor prima che sia entrata in vigore con una cura maniacale che non avrebbe neanche un notaio e si preoccupano solo che tu, che fai software, sia "adeguato". Ma riusciamo ad avere una visione di insieme del quadro in cui ci muoviamo? L'immagine dei galli di Renzo resta immutata e immortale.

Il nostro stand di 196 mq al SAIE 2006.
Noi ne siamo usciti appena quest'aria, troppo carica di incenso sacerdotale e poco di cemento, ha cominciato a diventare insopportabile (almeno per chi ama l'aria pulita come le farfalle) e abbiamo praticato un'altra strada. In qualche modo siamo tornati alle "origini". Alle nostre origini c'è una commessa (commessa, quindi approccio industriale, non da dopo-lavoro ingegneristico) e non da un pubblico sovvenzionamento, ma da Apple Computer nel momento del suo massimo fulgore. E in quelle origini c'erano anche le presentazione del software in modo itinerante presso i rivenditori Apple. Questo comportava un contatto diretto con i professionisti, con le loro vere esigenze, con le abitudini regionali e non solo! Anche con il rivenditore al cui domanda era: perché il professionista dovrebbe acquistare il software? E cioè eravamo mesi di fronte alla realtà del "mercato" e delle sue esigenze fin dall'inizio e il "controllo di qualità" ci era dato da rivenditore, ben più potente e inflessibile del singolo professionista il quale, se avesse ricevuto troppe seccature da un software problematico ci avrebbe stroncato facilmente e magari in tutta la rete di vendita. Questo è fare azienda! E quindi abbiamo fin dall'inizio acquisito un'abitudine alla vera progettazione del software come prodotto destinato a un target ben noto e con il quale si era in continuo contatto, non da chiacchiera tra colleghi strutturisti, ma ognuno con il suo ruolo ben definito: noi pronti a cogliere ogni elemento per progettare un vero "prodotto" e i professionisti ad abituarsi alla convivenza (mai divenuta facile) con chi fa quel software senza il quale loro sarebbero fuori gioco.

Questa nuova linea (do qualche mese ai colleghi-concorrenti per a. abbandonare come noi il SAIE b. fare convegni itineranti sulla normativa) l'abbiamo iniziata a Reggio Calabria con il nostro primo incontro-corso. Con quello di Bologna siamo al settimo e altri seguiranno.

E così, tornando all'inizio del mio racconto, leggero come una farfalla, dopo un'ora, dico una perché due non sarebbero servite a vedere il nulla di nuovo che vi era, ero di nuovo nel mio albergo con un enorme cestino di frutta fresca offertomi dalla direzione, piedi rigorosamente all'aria a leggere un libro sulla metrica italiana e pensando ai miei cari colleghi che stavano invece sforzandosi di spiegare le bellezze nascoste dei loro prodotti mentre quello dello stand di fronte sfondava loro i timpani con la "dimostrazione" sparata a palla dagli altoparlanti.
Ma che si vogliono dimostrare? Boh! Io preferisco di gran lunga bearmi con la sinalefe (*)!


(*) Poiché ho ricevuto alcune richieste di chiarimento sul termine sinalefe, ricordo che la sinalefe è un nesso tra l'ultima vocale di parola e la prima della parola seguente che formano in un verso un'unica sillaba. Es. Dante Inf. I,4: Ahi quanto^a dir qual era^è cosa dura. La sinalefe è notata qui con l'accento circonflesso.

Per approfondimenti:
L'incontro di Bologna
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